Infiltrati del corpo della polizia municipale di Secondigliano, ecco come il clan Di Lauro riusciva ad avere le soffiate.

Infiltrati del corpo della polizia municipale di Secondigliano, ecco come il clan Di Lauro riusciva ad avere le soffiate.

poliziamunicipaleNapoli – Oltre alla droga, nel corso dei svariati controlli e sequestri avvenuti negli ultimi anni, anche un ingente quantitativo di armi è stato rinvenuto in possesso del clan. I carabinieri l’8 luglio del 2011 hanno sequestrato sottraendoli così al clan Di Lauro, un vero e proprio arsenale di armi: 7 fucili mitragliatori, un fucile a canne mozze, 8 pistole, 2 pistole a mitraglietta, giubbotti antiproiettile ed una enorme quantità di munizioni. Naturalmente anche questa volta non poteva mancare lo stupefacente, difatti sequestrarono ingenti quantitativi di stupefacente: un sacchetto contenente piccole capsule in plastica rigide con all’interno eroina del peso di circa 200 grammi; un sacchetto contenente dosi confezionate in piccole palline di cellophane di eroina del peso pari di circa 400 grammi; un sacchetto contenente dosi confezionate in piccole palline in cellophane di colore blu di cocaina del peso complessivo di circa 80 grammi; un sacco in plastica contenente circa 2,90 chilogrammi di hashish; un pacco in cellophan contenente hashish del peso pari a circa Kg. 1,600; un altro pacco contenente eroina del peso pari a circa Kg. 0,800; un ulteriore pacco contenente eroina del peso pari a circa  1,100 chilogrammi; un ultimo pacco contenente eroina del peso pari a circa 900 grammi, 9,800 chilogrammi di marijuana e 9,000 chilogrammi hashish. A tal proposito, è interessante notare che le armi e lo stupefacente erano occultati in autovetture dotate di doppio fondo, realizzato artigianalmente. Gli accertamenti degli inquirenti testimoniano, inoltre, la forza dell’organizzazione dei Di ALuro in grado di stringere intese corruttive con pubblici ufficiali, quali un’assistente capo della Polizia Municipale in servizio presso l’unità operativa IX di Secondigliano, distaccato presso la Municipalità avente sede nel Rione dei Fiori di Secondigliano e, per questo in grado  di acquisire e rivelare anticipatamente notizie ed informazioni concernenti indagini di polizia giudiziaria in corso sul territorio controllato dal clan Di ALuro, percependo regolare retribuzione settimanale. Nel medesimo contesto investigativo, i Carabinieri hanno accertato, ancora, la capacità dell’organizzazione camorristica facente capo ai Di Lauro di estendere il proprio dominio  anche oltre i confini del rione dei Fiori di Secondigliano, avvalendosi di una rete di collusioni sia per assicurarsi nuovi canali di vendita all’ingrosso di stupefacente, come ad esempio ad Ardea  in provincia di Roma; sia per assicurare ai suoi uomini di vertice, tra i quali Ferdinando Emolo , la copertura logistica necessaria per sottrarsi alle ricerche delle forze di polizia. Secondo complessive analisi investigative, gli uomini dell’Arma hanno constatato l’inquietante scenario secondo cui gli associati al clan Di Lauro vivono e delinquono essenzialmente all’interno del rione dei Fiori, cosiddetto Terzo Mondo di Secondigliano, che hanno provveduto a rendere quasi impenetrabile, al punto che, non appena lasciano le mura del rione, vengono colpiti a morte dai gruppi criminali avversi, esportando una situazione di grave insicurezza anche in altri quartieri della città di Napoli. È così, infatti, che le risultanze investigative documentano anche alcuni frammenti della guerra di camorra tra i Di Lauro e gli “Scissionisti” (l’organizzazione camorristica sorta a seguito di una scissione interna proprio al clan Di Lauro, che aveva acquisito il controllo dei territori ricompresi nel quartiere “ 167” di Secondigliano e nei comuni di Melito, Mugnano e Casavatore, prima della nuova  “Scissione”, lasciando ai Di Lauro la gestione delle piazze di spaccio del cosiddetto “Terzo Mondo”. Tra gli episodi documentati dall’ordinanza cautelare si ricordano, in particolare, l’agguato compiuto da un commando di “scissionisti” di rango, poi transitati nelle fila della nuova articolazione denominata “clan della Vanella Grassi” tra i quali Luca Raiano detto “Luchetto”, Rosario  Guario detto “Joe Banana”, Luigi Aruta detto “Pilotino” e Raffaele Risposli , i quali intercettarono “fuori dalle mura del Terzo Mondo” i coniugi Lombardi Antonio e Brandi Antonella, a bordo della loro autovettura Lancia Y, e li inseguirono a colpi di mitraglietta UZI e di pistole, indirizzandogli contro oltre 41 proiettili ed interrompendo l’azione di fuoco solo quando l’autovettura fece ingresso nel rione dei Fiori, controllato dal contrapposto clan Di Lauro; nonché l’aggressione subita da un esponente di spicco del clan Di Lauro al quale erano inflitte una serie di coltellate al volto ed in altre parti vitali del corpo da un gruppo di “scissionisti”, i quali lo individuavano casualmente mentre si trovava a Napoli, presso lo chalet Ciro di Mergellina.

Giovanna Scarano

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