Trentola Ducenta, tentò di uccidere due dissidenti del gruppo Setola attuando la “strategia del terrore”. Custodia cautelare in carcere per Gabriele Brusciano

Trentola Ducenta, tentò di uccidere due dissidenti del gruppo Setola attuando la “strategia del terrore”. Custodia cautelare in carcere per Gabriele Brusciano

Trentola Ducenta (CE) – Alle prime luci dell’alba, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Gabriele Brusciano 41enne, detto “Massimo”, affiliato al clan “dei Casalesi” gruppo Setola, già in carcere per altra causa. Brusciano, secondo quanto riscontrato dai carabinieri sulla base di dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, risulta aver preso parte al gruppo di fuoco che, il 12 dicembre del 2008, a Trentola Ducenta , a brevissima distanza temporale, pose in essere un duplice tentato omicidio nei confronti di  Salvatore  Orabona e  Pietro Falcone, con i loro rispettivi nuclei familiari. Le motivazioni del duplice tentato omicidio sono da ricondurre nell’ambito della cosidetta “strategia del terrore” attuata dal clan “dei casalesi”, diretta dalla frangia facente capo al sanguinario  Giuseppe Setola. Orabona e Falcone, gravitanti nell’area della criminalità organizzata operante nel territorio casertano, erano oramai entrati in rotta con il gruppo Setola e per questo dovevano essere eliminati. La sera del 12 dicembre 2008 il  commando, composto da 8 persone, tra cui Brusciano, armati di pistole e Kalashnikov, si recarono prima nei pressi dell’abitazione di Orabona e con il pretesto di offrirgli una torta ed una bottiglia di champagne provarono a tendergli una trappola. Non riuscendo nel loro intento per l’inaspettato comportamento della vittima, che intuito il pericolo evitò di uscire riparandosi nell’abitazione, i killer esplosero  numerosissimi colpi d’arma da fuoco che però non lo attinsero. Subito dopo il primo attentato si diressero verso il secondo obiettivo, a casa di Falcone. Il commando, a causa di un errore nella individuazione dell’abitazione della vittima, esplose una serie impressionante di colpi d’arma da fuco all’interno di un appartamento dove dimorava una famiglia del tutto estranea alle logiche criminali, così da ferire gravemente una donna. 

Redazione

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