Shoah, ricordare per non dimenticare. L’involuzione del genere umano

Shoah, ricordare per non dimenticare. L’involuzione del genere umano

Grumo Nevano (Na) – Ogni anno, ormai da 15 anni, il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria. Un giorno non scelto a caso, ma una data molto importante e significativa. Il 27 Gennaio del 1945 ci fu la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia da parte dell”Armata Rossa. Il più grande campo di concentramento mai realizzato, dove 1 Milione di persone morirono senza un perché. O meglio, centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini, morirono a causa dell’inaudita ed ingiustificata cattiveria umana per mano dei nazisti. Questo è quanto la storia ci racconta, questo è quanto abbiamo più volte letto nei libri e visto in televisione. Per molti potrebbe trattarsi di eventi che appartengono al passato, ma in realtà non è così. Quando in pieno inverno, quando le temperature scendono al di sotto dello zero e, si varca la soglia del cancello di Auschwitz, lì, in quel momento si capisce cosa davvero hanno provato milioni di anime. Lì, dove alle tre del pomeriggio il sole tramonta e si è avvolti dal buio, dove le colonne dei cecchini sono in posizione ravvicinata, sembra di sentire gli spari e le grida di chi soffriva senza avere alcuna colpa, se non quella di appartenere ad una etnia diversa, di essere portatore di handicap, di professare una religione diversa, o di avere un orientamento sessuale diverso. Ho visitato Auschwitz e Birkenau e non potrò mai dimenticare quanto quei posti, solo a guardarli, raccontino inesorabilmente di morte e di terrore. Camminare attraverso l’immensa distesa del campo di Birkenau, visitare i rifugi dove le persone erano ammassate le une sugli altri, tra i propri escrementi, è devastante, ci si rende conto di quanto l’uomo possa essere malvagio. Atroce e sofferente visitare i forni crematori, lì dove si cercava di distruggere completamente ogni traccia dell’esistenza di un altro essere umano. Tutti dovevano essere annientati, uomini, donne e bambini, anche neonati, l’importante è che non ve ne fosse stata traccia. Stare lì in quei lager, faceva davvero male, in ogni dove sembrava di vedere quei volti che imploravano aiuto, ma allo stesso tempo consapevoli di essere dei morti viventi. Ed è lì che inevitabilmente non si può fare altro che pensare che il sacrificio di milioni di persone, definite “diverse” è stato vano. Si perché se oggi, continuiamo ad assistere ad atti di razzismo per ideologia, per sessualità, per etnia; possiamo dire di aver fallito. Ancora oggi molti extracomunitari vengono insultati ed umiliati solo per il fatto di avere il colore della pelle diverso dal nostro, per antonomasia vengono definiti “gentaglia” come il male assoluto della nostra società. All’ordine del giorno sono ormai anche le continue aggressione a quanti manifestano la propria omosessualità. Questo ed altro, non fa di noi persone migliori, non ci rende poi così diversi da chi ha avuto la presunzione di voler cancellare il “diverso”. Altri genocidi si stanno consumando, altre persone invano stanno sacrificando la propria vita, ma noi, assordati dal ritmo frenetico della nostra; preferiamo non ascoltare l’urlo di chi ci chiede solo di tendere la nostra mano.

Giovanna Scarano