Coronavirus, da Napoli a Caserta dilaga la vendita di mascherine, farmaci e prodotti anti Covid19 illegali

Coronavirus, da Napoli a Caserta dilaga la vendita di  mascherine, farmaci e prodotti anti Covid19 illegali

Napoli – Senza sosta e ormai fuori controllo la vendita di mascherine illegali con falso marchio CE, prodotti igienizzanti falsi ed ora anche di presunti farmaci anti coronavirus. Un fenomeno che ha preso piede dall’inizio dell’emergenza della pandemia da COVID19 e che sta dilagando prepotentemente. In Campania da Lunedì 4 Maggio sarà obbligatorio indossare la mascherina per uscire e sebbene la regione Campania abbia provveduto a spedirne almeno 2 a famiglia , la stragrande maggioranza dei cittadini ne sta acquistando altre. Ed è proprio a fronte di questa crescente richiesta che è nato il mercato delle mascherine illegali a cui si è aggiunto sin da subito quello del falso disinfettante ed oggi anche quello dei presunti farmaci anti-coronavirus. Tuttavia non mancano i controlli delle forze dell’ordine. Ed è proprio grazie a quest’ultimi che anche oggi si è arrivati al sequestro da parte della Guardia di Finanza di circa 46 mila mascherine illegali tra Caserta e Napoli. 5000 invece le confezioni sequestrate di farmaci provenienti dalla Cina, “spacciati” come anti-coronavirus

In una farmacia di Marcianise i finanzieri hanno proceduto a verificare la tipologia delle mascherine in vendita e il rispetto delle prescrizioni previste dai DD.P.C.M. 10 e 26 aprile 2020 e dell’Ordinanza n. 11/2020 del Commissario Straordinario per l’emergenza, in materia di prezzo calmierato di tali beni. L’attività di servizio nasce da un controllo scaturito da una delle tante segnalazioni ricevute durante questa emergenza sanitaria da parte dei cittadini che lamentano un ingiustificato aumento dei prezzi dei prodotti anti contagio venduti nelle farmacie e parafarmacie. Le Fiamme Gialle hanno così potuto accertare che nella farmacia erano in vendita diverse tipologie di mascherine, molte delle quali importate dalla Cina e rivendute da grossisti locali e in particolare da tre di questi con sede in Nola e Napoli. L’immediata estensione dei controlli presso tali rivenditori, eseguita insieme ai Baschi Verdi di Aversa, ha permesso di rinvenire in giacenza altre 22.600 mascherine facciali di diversa natura e con caratteristiche filtranti differenti, la maggior parte delle quale di provenienza cinese. Dai conseguenti approfondimenti svolti sul posto in ordine alla documentazione commerciale e tecnica relativa ai diversi prodotti rinvenuti si accertava che molte di queste erano vendute in Italia come mascherine “FFP”, cioè come dotazioni in grado di filtrare l’aria proteggendo l’utilizzatore da particelle e agenti patogeni esterni e dotate di marchio “CE” circa la conformità agli standard comunitari, apposto tuttavia sulla base di una certificazione rilasciata da un ente olandese rivelatasi completamente falsa.

In un altro caso le mascherine, sempre di provenienza cinese, erano classificate con la sigla “KN95”, indicante la conformità a uno standard qualitativo extracomunitario che prevede anch’esso una serie di parametri minimi di sicurezza, sebbene in parte diversi da quelli richiesti dalla norma tecnica europea. Anche in questo caso, però, il marchio CE era apposto in modo totalmente illecito, sulla base di una certificazione di un ente di Hong Kong non avente alcun valore in Europa. Peraltro, pur vendendo le mascherine come dispositivi di protezione certificati, e non come semplici mascherine facciali, nessuno dei commercianti controllati si era avvalso della deroga prevista dalla normativa emergenziale, che prevede la possibilità di importare o produrre tali dispositivi di protezione in assenza della certificazione comunitaria (marchio CE), ma solo se si ottiene l’autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità (per le mascherine chirurgiche) o dell’INAIL (per i dispositivi di protezione individuale), utilizzando e sfruttando invece il marchio già illecitamente apposto sui prodotti. I responsabili delle aziende ispezionate di vendita all’ingrosso di prodotti farmaceutici sono stati quindi denunciati alle competenti Autorità Giudiziarie per l’ipotesi di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

A Napoli invece, nel quartiere Ponticell il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 24.000 mascherine sulle quali era impresso il falso marchio “CE” e 5.000 confezioni di farmaci provenienti dalla Cina, “spacciati” come anti-coronavirus e privi di qualsiasi autorizzazione al commercio. L’operazione dei Baschi Verdi ha preso le mosse da un controllo su strada ed è proseguita con una perquisizione presso l’abitazione di un 39enne di origine cinese. I Baschi Verdi si erano insospettiti per le dichiarazioni contraddittorie rese dal soggetto nel corso di uno dei controlli sugli spostamenti. I presidi medici sono stati sequestrati e il responsabile è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per commercializzazione abusiva di medicinali, vendita di prodotti con segni mendaci e ricettazione, oltre ad essere stato sanzionato e segnalato al Prefetto che per lo spostamento senza valida giustificazione. Nessun farmaco può essere commercializzato in Italia in assenza dell’autorizzazione dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, che esegue su ciascuno di essi delle valutazioni chimico – farmaceutiche, tossicologiche e biologiche, al fine di testarne l’efficacia e la non pericolosità.

Redazione