Sik Sik l’artefice magico: una splendida creatura di Eduardo

Sik Sik l’artefice magico: una splendida creatura di Eduardo

Sik Sik l'artefice magico una splendida creatura di EduardoNapoli – Quando nel 1929 Eduardo scrisse in treno, sulla tratta Roma-Napoli, “Sik Sik l’artefice magico”, questo piccolo atto unico doveva essere inserito nello spettacolo di rivista della Compagnia delle Riviste Molinari del Teatro Nuovo.

Successivamente il testo subì ampliamenti drammaturgici tanto da divenire una vera e propria rappresentazione indipendente, la cui ultima versione risale al 1979 e fu messa in scena al San Ferdinando. Versione ripresa magistralmente da Pierpaolo Sepe che riporta al Nuovo l’illusionista di secondo ordine Sik Sik, dal 29 gennaio al 2 febbraio.

Parte tutto da una preziosa registrazione in cui la voce stessa di Eduardo affida al pubblico questa tragicomica quanto buffa creatura che egli ritiene il capostipite di tutti i suoi personaggi e al quale riserva un’affezione particolare.

Un povero illusionista che recluta un assistente distratto e inesperto a dispetto del precedente che, appena saputo d’esser stato rimpiazzato, litiga con il suo sostituto provocando il fallimento dello spettacolo.

La trama molto semplice viene resa dinamica ed accattivante; innanzitutto  si svolge in due tempi ovvero quello esilarante in cui Sik Sik rende edotto il giovanotto di turno che egli sceglie come “segretario” e poi l’altro quando ha luogo il vero e proprio spettacolo.

Al centro della scena, infatti, campeggia una sorta di “scatola magica” pronta ad aprirsi e divenire un piccolo teatro  e a contenere il povero illusionista con i suoi numeri, sopra campeggia la scritta SILENZIO con la quale il regista ha voluto introdurre velatamente la sua nota di dissenso rispetto alla situazione del Teatro Italiano oggi, appioppandola al mondo di Sik Sik, dimensione in cui trapela un’amara rassegnazione ed emarginazione socio-culturale. Un impianto metateatrale, dunque, quello della “scatola” che unita a un testo colmo di malapropismi e neologismi linguistici divertentissimi rende assolutamente deliziosa la pièce.

La regia e gli interpreti (Benedetto Casillo, Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi, Aida Talliente) restituiscono al pubblico tutta la poetica eduardiana in cui traspare la condizione  di un’umanità ai margini della città e della società in genere. Difatti, anche il titolo ha una comicità amara: Sik Sik ha l’epiteto di “artefice magico” parole con cui D’Annunzio ribattezzò un grande mago dell’epoca.

Un velo pacato di miseria cala sulla scena finale che è davvero commuovente; certamente, spiega il regista, le miserie di oggi divergono da quelle del 1929, tuttavia permane una certa contemporaneità circa gli affanni  con i quali Napoli è destinata a convivere tuttora.

Resta una bella vestigia di un teatro popolare che non deve  smettere di esistere né quantomeno di “il-ludere” i nostri tempi.  

                                                                                                           Ester Formato

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