Scacco al clan dei Sarno. Emesse quattro ordinanze di custodia cautelare per l’micidio di Paolo Colaiacolo

Napoli – Stamane, la Squadra Mobile della Questura di Napoli, in collaborazione con la Squadra Mobile di Prato, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, a carico di 4 esponenti del disciolto clan camorristico dei Sarno, che ha operato nel quartiere di Ponticelli; ritenuti responsabili dei reati di omicidio premeditato, detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Si tratta di Antonio Sarno di Ciro 39enne, Antonio Tubello 50enne, Nicola Martinez 60enne, e Vincezo Cece 47enne, già detenuto.  Le indagini, che si sono avvalse anche del contributo di collaboratori di giustizia,  hanno consentito di  ricostruire il contesto criminale in cui è maturato l’omicidio di Paolo Colaiacolo soprannominato “o Auddurmut”,  ucciso il 19 giugno 1998 all’interno di una sala giochi del quartiere di Ponticelli. La vittima fu sorpresa dai sicari, che giunsero a bordo di un auto, mentre era intenta a giocare ai video poker. In particolare, l’omicidio fu deciso da  Antonio Sarno  e Ciro Esposito, all’epoca dei fatti reggenti del clan Sarno e materialmente eseguito invece da  Vincenzo Cece,  Antonio Tubello e Nicola Martinez. L’uccisione di Colaiacolo si colloca nell’ambito di un contesto di particolare fibrillazione vissuto, all’epoca dei fatti, dal clan Sarno e causato dalla scissione dal gruppo della fazione legata ad Antonio De Luca Bossa, antico alleato che dichiarò guerra ai propri sodali con un gesto clamoroso e tragico, ossia l’esplosione dell’automobile su cui viaggiava Luigi Amitrano, il 25 Aprile del 1998,  affiliato e nipote dei fratelli Sarno. Nicola Martinez e  Antonio Tubello sono stati catturati nel quartiere di Ponticelli mentre  Antonio Sarno, figlio di Ciro, attuale collaboratore di Giustizia e, all’epoca dei fatti capo indiscusso del clan, è stato catturato a Prato, dove si era stabilito da qualche anno. A  Vincenzo Cece invece, l’ordinanza è stato notificata in carcere dove era già detenuto per altra causa.

Redazione

 

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