Operazione Antemio: la rottura degli accordi commerciali tra i Cesaro e i Puca dietro gli attentati dinamitardi. I retroscena raccontati dal pentito Lamino

Operazione Antemio: la rottura degli accordi commerciali tra i Cesaro e i Puca dietro gli attentati dinamitardi. I retroscena raccontati dal pentito Lamino

Sant’Antimo (Na) – “Mi chiedete di riferire sugli episodi di danneggiamento subiti dai fratelli CESARO; rispondo che i fratelli CESARO sono sempre stati soci di PUCA Pasquale per cui più che di vittime di episodi intimidatori io parlo di veri e propri carnefici. I due episodi dei quali sono a conoscenza diretta sono l’esplosione della bomba al centro diagnostico IGEA e gli spari contro la macchina di CESARO Aniello all’interno dell’autolavaggio ubicato nei pressi dell’abitazione di PUCA Pasquale, la cui gestione è riconducibile ai cugini di DI SPIRITO Luigi detto Palatella. Dal 2009 al 2011 i fratelli CESARO, Raffaele e Aniello,- hanno consegnato alla famiglia PUCA, a titolo di quote spettanti a PUCA Pasquale per investimenti fatti insieme, la somma di circa 400 mila euro, consegnati personalmente, in più franche, al figlio PUCA Lorenzo. Dopo il 2011 i fratelli CESARO, Aniello e Raffaele, hanno sospeso i pagamenti o comunque non erano più regolari, lamentando di trovarsi in una situazione di crisi economica”.

A svelare i rapporti e gli intrecci esistenti tra i Cesaro imprenditori e il clan Puca è il pentito Claudio Lamino che in una deposizione del Maggio 2017 spiega quali sono i reali motivi che ci sono dietro la bomba al centro Igea il 7 Giugno 2014 e all’esplosione dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autovettura di Aniello Cesaro il 10 Ottobre 2015. I due episodi secondo il pentito erano tra loro strettamente collegati e diretta conseguenza della circostanza che i Cesaro, Aniello e Raffaele, avevano deciso di non rispettare più l’accordo sancito con il loro socio occulto Pasquale Puca , il quale pretendeva di ricevere, quantomeno, la restituzione del capitale investito nella realizzazione della galleria commerciale “IL MOLINO”. Difatti spiega Lamino che i Puca avevano investito nella realizzazione del centro commerciale una cifra intorno ai 6- 7 milioni di Euro e che quindi chiedevano ora il pagamento di circa 10 mila euro mensili quale quota spettante per l’affare. Quando i Cesaro, Aniello e Raffaele interrompono i pagamenti entra in scena Antimo Cesaro. Come affermato da Lamino, Antimo, dopo che Aniello e Raffaele avevano improvvisamente interrotto l’elargizione delle somme spettanti al capo clan e incassate dai suoi familiari a seguito del suo arresto avvenuto nel 2009, si faceva “garante“, nei confronti di Mariarosaria Macchiarella (moglie di Pasquale Puca) e della suocera Teresa Pappadia , del fatto che i suoi fratelli avrebbero versato 10 mila euro al mese quale quota spettante per l’affare del Molino. “Effettivamente Aniello e Raffaele hanno mantenuto l’impegno, del quale si era fatto garante il fratello Antimo, e hanno versato alla famiglia PUCA 10 mila euro al mese sicuramente fino a quando è stata messa la bomba al centro Igea” dichiara sempre Lamino. Nel corso dello stesso interrogatorio reso in data 29.5.2017 Lamino Claudio, descriveva non solo il perché era stata piazzata la bomba ma anche le modalità con cui era stato commesso il delitto, circostanze apprese direttamente dal mandante Luigi Puca:

In realtà la bomba è stata messa perché PUCA Luigi, nel frattempo diventato maggiorenne e che quindi aveva preso le redini del clan anche perché LORENZO era detenuto, aveva chiesto un’ulteriore somma di 70 mila euro, giustificando che serviva per pagare le spese legali connesse al ricorso in cassazione in favore di PUCA Pasquale per la condanna all’ergastolo dell’omicidio del Negus. Anche questa richiesta di 70 mila euro PUCA Luigi la avanzò sempre a Antimo CESARO, considerato dallo stesso Luigi, ma anche da tutti noi del clan, il vero garante dei rapporti tra il clan e tutta la famiglia CESARO. La risposta a questa ennesima richiesta di denaro fu negativa, motivo per cui fu fatto l’atto intimidatorio della bomba preso il centro IGEA. Preciso che la bomba fu messa da GUARINO Angelo, marito di PUCA Teresa, figlia di Puca Pasquale, e BELLOTTI Francesco mentre PUCA Luigi e FERRIERO Amodio, a bordo di un ‘altra autovettura, attesero in una strada adiacente al centro. FERRIERO Amadio decise di defilarsi dalle modalità operative e di aspettare a bordo di un ‘altra autovettura insieme a Puca Luigi perché era molto legato a Piuccio dei mobili, a sua volta legato allo stesso CESARO e non voleva dargli un dispiacere. In ogni caso FERRIERO Amadio venne costretto a partecipare all’attentato da PUCA Luigi. Tanto so perché PUCA Luigi mi aveva riferito più volte e, da ultimo qualche giorno prima, della sua intenzione di mettere la bomba ed io avevo anche cercato di dissuaderlo, ricordandogli che i CESARO erano comunque soci di suo padre ed avevano i suoi -cioè di Puca Pasquale – soldi in mano. Non so se PUCA Pasquale sia stato informato dell’intenzione di Luigi, certo è che PUCA Pasquale continuamente dal carcere diceva ai suoi familiari che per vincere il ricorso in cassazione erano necessari i soldi e quindi rappresentava continuamente la necessità di battere cassa. Ho saputo sempre da PUCA Luigi, quella stessa mattina, che era stata messa la bomba, procurata da GUARINO Angelo, ritengo a Melito di Napoli poiché se il Guarino fosse andato da un fuochista di Sant ‘Antimo la notizia si sarebbe velocemente sparsa. Quella stessa mattina mentre mi trovavo a casa di PUCA Pasquale insieme al figlio Luigi e a FERRIERO Amadio, quest’ultimo ricevette una telefonata da Pio DI LORENZO il quale chiedeva di incontrarlo con urgenza ovviamente intendendo parlare della bomba che era stata messa ai CESARO al centro IGEA. Io non sono stato presente all’incontro avvenuto tra DI LORENZO e FERRIERO Amadio ma so perché me lo ha riferito PUCA Antimo detto Mimì di Mauolone che FERRIERO aveva incolpato me dell’attentato. In particolare, FERRIERO Amadio aveva incolpato me, DI BIASE Antimo e VERDE Pasquale sia quando al centro Igea ha visionato, in compagnia di BELLOMO Francesco, DI LORENZO Pio e lAVAZZO Lorenzo, il filmato che riprendeva l ‘attentato, sia mandando GAROFALO Giuseppe detto Peppe Polverino dai Carabinieri di Giugliano in Campania che, utilizzandolo come fonte anonima, avrebbero redatto una nota informativa che accusava me, DI BIASE e VERDE Pasquale detto o cecat. Dell’esistenza di questa nota informativa redatta dai carabinieri di Giugliano me ne ha parlato PUCA Antimo avendoglielo detto sicuramente FERRIERO Amadio. Questa circostanza me l’ha riferita precisamente lo stesso PUCA Antimo che per altro era anche dispiaciuto che ero stato ingiustamente accusato. Dopo l’attentato, la somma di 50 mila euro, anziché quella iniziale di 70 mila euro, è stata consegnata da Antimo CESARO a PUCA Luigi presso il centro Igea; tanto so perché me lo ha riferito lo stesso PUCA Luigi. Devo precisare che DI LORENZO, avendolo saputo direttamente da FERRIERO Amadio, sapeva bene che a fare l ‘attentato era stato PUCA Luigi e lo stesso Antimo CESARO ne era consapevole avendo compreso, per la sua esperienza e per la conoscenza delle dinamiche criminali di Sant ‘Antimo, che l ‘attentato era legato al mancato pagamento della somma richiesta da PUCA Luigi. L’attentato mi sembra di ricordare che risalga all’anno 2015 ma sicuramente in concomitanza con la conferma della condanna all’ergastolo di PUCA Pasquale e del suo conseguente ricorso in cassazione”.

Anche l’episodio degli spari contro l’auto di Aniello Cesaro avvenuto nella mattinata del 10 Ottobre 2015, era finalizzato a far rispettare gli accordi sanciti tra gli stessi Cesaro ed il padre Pasquale Puca. Lo stesso Lamino infatti afferma che l’episodio “è da ricondurre al mancato pagamento di danari richiesti da PUCA Luigi che riteneva insufficiente la somma (50 mila euro) che aveva già ricevuto come quota spettante alla famiglia PUCA sugli investimenti comuni di PUCA Pasquale e dei CESARO. PUCA Luigi riteneva di dover avere almeno 2-300 mila euro; infatti tale fu la sua richiesta”.

Il pentito Lamino in un successivo interrogatorio del 12 giugno 2017, dopo avere ribadito l’occulto accordo societario esistente tra Pasquale Puca e i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, nonché l ‘intervento mediatore da parte di Antimo Cesaro, precisava anche le modalità con le quali venivano consegnate le somme di denaro in questione a Teresa Pappadia , madre di Pasquale Puca. Le somme di danaro venivano consegnate presso l’IGEA attraverso due fiduciari della famiglia Puca, quali Maria Puca detta Marilina e Stefano Morrone . I rapporti tra i Cesaro e i Puca sono dimostrati, scrive il PM, anche grazie ad un’altra intercettazione avvenuta il 27 Febbraio 2018 presso il mobilificio di Francesco Di Lorenzo che era all’epoca videosorvegliato dagli inquirenti. Dalla fase iniziale della conversazione si comprende che la ragione della presenza delle due donne quel giorno presso il mobilificio era riconducibile alla richiesta di intervento avanzata a Francesco Di Lorenzo da Teresa Pappadia affinché trovasse un impiego a Maria Puca, presso il Municipio di Sant’ Antimo. Tuttavia Di Lorenzo, nel corso delle conversazione, in relazione a una possibile richiesta di intercessione a favore di Maria Puca da parte di Antimo Cesaro, rappresentava che in quel periodo non era possibile rivolgersi a quest’ultimo ”perché è partito con la testa“, a causa del timore di poter essere arrestato a seguito anche della collaborazione del Lamino.

DI LORENZO Francesco: Questo è partito proprio con la testa … non ci possiamo parlare proprio più …
PAPPADIA Teresa: Chi è …
DI LORENZO Francesco: Ah il Penniello …
PUCAMaria:No e che fa
DI LORENZO Francesco:È partito con la testa …
PUCAMaria:A me mi disse …
PAPPADIA Teresa:…
DI LORENZO Francesco:No veramente è partito con la testa … veramente è partito
PAPPADIA Teresa:(ride, ndr)
DI LORENZO Francesco:Sta tutto … se lo vedete … lo vedete drogato … voi avete visto …
PAPPADIA Teresa:… e si prende ancora la gente a lavorare …
PUCAMaria: Ma lo sai a me cosa mifece … mi fecef are una figura di merda
davanti …

Inoltre, facendo riferimento ai provvedimenti giudiziari che avevano colpito i fratelli di Antimo Cesaro , Aniello e Raffaele, sempre Di Lorenzo riferiva che la Prefettura di Napoli, attraverso il Comune di Sant’ Antimo, aveva disposto la revoca della concessione del centro sportivo di via Marconi, il quale era da anni gestito dalla società POLISPORTIVA SANT’ANTIMO riconducibile ai Cesaro e dopo avere chiarito che la revoca della concessione comunale non era dovuta al mancato pagamento di alcuni oneri e tasse da parte dei Cesaro, Piuccio ( Francesco Di Lorenzo) precisava che l’interdizione antimafia aveva riguardato anche gli altri centri sportivi dei Comuni di Portici e Avellino, gestiti sempre dai due fratelli imprenditori santantimesi. A fronte di tali esternazioni la Pappadia, replicava rappresentando non solo come il figlio Pasquale fosse il socio occulto dei citati fratelli, ma di come lei stessa si era occupata in passato, prima dello strappo del loro rapporto, di ricevere il denaro frutto delle comuni cointeressenze economico/imprenditoriali.

Giovanna Scarano