Operazione Antemio: l’impero dei Cesaro tra Camorra e Politica

Operazione Antemio: l’impero dei Cesaro tra Camorra e Politica

Sant’Antimo (Na) – Operazione Antemio, 59 ordinanze di misure cautelari che hanno letteralmente messo in ginocchio i clan Puca, Verde e Ranucci. Da decenni; Sant’Antimo ed altri comuni a nord di Napoli, come Casandrino e Grumo Nevano; sono sempre stati assoggettai all’egemonia di questi clan, che hanno imposto e impongono il loro predominio sui territori. Nel comune di Sant’Antimo, in particolare, il clan Puca, come “capofila” unitamente ai Verde ed ai Ranucci, trasformatisi per certi versi in un’unica consorteria criminale; hanno esteso il loro controllo fino ad entrare nella pubblica amministrazione. Ed è proprio da qui che sono scaturite le indagini, che si sono concluse questa mattina con gli arresti di vari soggetti, tra componenti del clan, esponenti della politica locale come ex consiglieri ed i noti imprenditori Aniello, Raffaele e Antimo Cesaro, fratelli del senatore Luigi. Quest’ultimo risulta indagato perché tirato in ballo nelle diverse dichiarazioni dei pentiti e perché ci sono una serie di intercettazioni che al momento non è stato possibile utilizzare poiché soggette ad autorizzazione del parlamento.

I Carabinieri del ROS, unitamente a quelli del Comando Provinciale di Napoli e Caserta nonché dalla Compagnia Carabinieri di Giugliano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale nei confronti di 59 persone, a vario titolo ritenute gravemente indiziate dei reati di associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale, tentato omicidio, porto e detenzione di armi da fuoco e di esplosivo, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, minaccia, turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, favoreggiamento personale, rivelazione di segreti d’ufficio, al fine di agevolare le attività dei clan camorristici Puca, Verde e Ranucci operanti nel Comune di Sant’Antimo e limitrofi. Grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: Giuseppe Perfetto, Ferdinando Puca, Claudio Lamino e Giuliano Pirozzi, e ad un rilevante quadro indiziario raccolto dall’Ottobre 2016 al Gennaio 2019, nel corso di una articolata manovra investigativa condotta dal Reparto Anticrimine di Napoli, è emerso che tra gli imprenditori Cesaro ed il clan Puca, vi era un sodalizio a tal punto da essere comproprietari del centro polidiagnostico Igea e del centro commerciale “Il Molino“, entrambe società con sede a Sant’Antimo.

I Cesaro risultavano essere i formali titolari, ma di fatto lo era anche il capoclan dei Puca, Pasquale detto Pasqualino o’ minorenne. A seguito dell’arresto del reggente del clan Puca, Antimo Cesaro, che nel corso degli anni ha assunto il ruolo di garante degli accordi economico/imprenditoriali/criminali esistenti tra Pasquale Puca ed i suoi fratelli Aniello e Raffaele, soci del predetto capo clan nel centro commerciale Il Molino; ha provveduto a consegnare ai familiari del capo clan le somme di denaro provento dalle iniziative imprenditoriali che accomunavano lui stesso ed i suoi fratelli, Aniello e Raffaele. L’improvvisa interruzione dei pagamenti, ha spinto Luigi Puca, figlio di Pasqualino o’ minorenne, a ideare e porre in essere nel giugno del 2014 un’attentato dinamitardo in danno del centro Igea e successivamente, nell’Ottobre del 2015, ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco contro l’autovettura di Aniello Cesaro.

In questo contesto pertanto si colloca anche l’imputazione riconosciuta dal GIP per l’anziana madre del capo clan Puca , la quale destinataria della misura di presentazione alla Polizia Giudiziaria, in quanto dovrà rispondere del reato di ricettazione aggravata dalla finalità mafiosa per aver nel tempo ricevuto danaro proveniente dai fratelli Cesaro, frutto delle società di fatto esistenti tra gli imprenditori e il figlio. È stato altresì accertato il condizionamento delle elezioni comunali del Comune di Sant’Antimo (sciolto il 20 marzo scorso per infiltrazioni mafiose) tenutesi nel giugno 2017, attraverso una capillare campagna di voto di scambio. Il costo per ogni voto a favore dei candidati del centrodestra era di 50 euro. Il controllo del Comune di Sant’Antimo da parte della locale criminalità organizzata risulta proseguito anche dopo le elezioni, come chiaramente documentato dallo sviluppo delle investigazioni. Infatti, a seguito della mancata affermazione elettorale del centro destra, la strategia criminosa è stata finalizzata da un lato a far decadere quanto prima la maggioranza consiliare e dall’altro a mantenere, malgrado un’amministrazione di diverso schieramento politico, il controllo sul locale Ufficio Tecnico attraverso la conferma nel ruolo di responsabile dell’Ing. Claudio Valentino. In tale contesto, le indagini hanno:

– fatto luce su due attentati dinamitardi (20.11.2018 e 4.12.2018) indirizzati alle abitazioni di consiglieri comunali di maggioranza al fine di farli dimettere dalla loro carica e così far venir meno il numero legale per il funzionamento del Consiglio e determinarne lo scioglimento. Inoltre, sono stati individuati gli autori di un terzo attentato esplosivo (6.1.2018) in danno dell’abitazione dei familiari del collaboratore di giustizia Lamino Claudio;

– disvelato scopo e mandanti di atti intimidatori condotti con la minaccia di armi nei confronti di alcuni funzionari del locale UTC, al fine di dissuaderli dall’accettare l’incarico di dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Sant’Antimo;

– permesso di ricostruire un collaudato sistema di illecita gestione dell’UTC nell’interesse delle tre consorterie camorristiche locali, avente a capo l’Ing. Valentino, indagato sia per l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Puca), sia per episodi di corruzione e di turbata libertà degli incanti relativi a 4 gare a evidenza pubblica, del complessivo valore di oltre 15 milioni di euro. Proprio nell’abitazione dell’Ing. Valentino, nel corso della perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti dagli uomini dell’Arma contanti di vario taglio situati in più punti della casa per la somma complessiva di 43.395 euro.

Inoltre, le investigazioni hanno fatto luce sulle recenti evoluzioni interne al clan Puca e sulle interazioni con gli altri due sodalizi, i Verde e i Ranucci. Sono tre, infatti, le associazioni di tipo mafioso contestate: il clan Puca (Puca Lorenzo, Di Lorenzo Francesco Pio, Puca Luigi cl. 95, Ferriero Antonio, Cappuccio Nello, Puca Antimo, Di Domenico Giuseppe, Puca Luigi cl. 62, Di Spirito Francesco, D’Aponte Vincenzo, Garofalo Giuseppe, Puca Teresa e Verde Pasquale), il clan Verde (Russo Agostino, Petito Camillo, Di Lorenzo Domenico e Puca Nicola) e il clan Ranucci (Scarano Francesco, Femiano Raffaele e Ranucci Alessandro). Di queste tre consorterie criminali, il GIP ha riconosciuto l’esistenza di un quadro gravemente indiziario circa le loro cointeressenze politiche, imprenditoriali ed economiche, nonché la gestione in una cassa comune – cosidetto cappello – dei proventi illeciti, per il pagamento di mensilità ad affiliati e familiari dei detenuti. Infine, le indagini hanno consentito di raccogliere indizi anche su illeciti rapporti tra due marescialli, già effettivi alla Tenenza Carabinieri di Sant’Antimo, e alcuni indagati. Il GIP ha disposto per un militare (già sospeso dal servizio all’esito di altra recente indagine) la misura della custodia in carcere e per l’altro, ora in servizio fuori provincia, la misura dell’interdizione dal pubblico ufficio. Il primo risponde dei reati di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, mentre il secondo del reato di favoreggiamento, aggravati dall’aver agevolato le attività illecite dei clan Puca e Verde. Contestualmente ai provvedimenti restrittivi, è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore stimato di 80 milioni di euro. Si tratta di 194 unità, tra civili abitazioni, uffici, magazzini, autorimesse, nonché di 27 terreni (tutti ubicati tra le province di Napoli, Caserta, Frosinone e Cosenza), 9 società e 3 quote societarie, 10 autoveicoli e 44 rapporti finanziari. Tra i beni immobili spicca la galleria commerciale di Sant’Antimo “Il Molino”, con oltre 90 locali adibiti ad esercizi commerciali ed uffici.

Giovanna Scarano

Misura cautelare della custodia cautelare in carcere per:

ABBATE Luigi, ANGELINO Armando, BATTISTA Michele, BORTONE Cesario, CAPPUCCIO Nello, CESARO Antimo, CICCARELLI Pietro, D’ APONTE Vincenzo, DI DOMENICO Giuseppe, DI LORENZO Domenico, DI LORENZO Francesco Pio, DI LORENZO Raffaele, DI MARINO Vincenzo, DI SPIRITO Francesco, FANTINATO Stefano, FEMIANO Raffaele, FERRIERO Amodio, FERRIERO Antonio, GAROFALO Giuseppe, IORIO Antonio, MAGGIO Pasquale, PETITO Antimo, PETITO Camillo, PUCA Antimo, PUCA Lorenzo, PUCA Luigi, PUCA Luigi, PUCA Nicola, PUCA Pasquale, PUCA Teresa, RANUCCI Alessandro, RONGA Filippo, RUSSO Agostino, SAVIANO Salvatore, SCARANO Francesco, SCHIAVONE Luigi, VALENTINO Claudio, VERDE Pasquale,

Misura cautelare degli arresti domiciliari a:

BELLOTTI Francesco, BORZACHIELLO Filippo, BORZACHIELLO Francesco, CANTIELLO Arcangelo, CESARO Aniello, CESARO Raffaele, CHIARIELLO Corrado, DI LORENZO Alfredo, DI LORENZO Luigi, DI LORENZO Vincenzo, FLAGIELLO Giancarlo, GOLINO Gaetano, GUARINO Angelo, MARCIANO Antonio, PETITO Carmine, PETITO Francesco, PEDATA Ferdinando, VERDE Marta

Misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per: DI LORENZO Antimo, PAPPADIA Teresa

Misura cautelare della interdizione dal pubblico ufficio per la durata di anni l (uno) per: TOTA Vincenzo